Mio figlio va all’asilo ed ha bronchiti ricorrenti con frequente difficoltà respiratoria: cosa devo pensare?

Ci sono diverse possibili ragioni per cui suo figlio continua ad avere bronchiti ricorrenti associate ad episodi di difficoltà respiratoria, tra queste sicuramente:

a) la frequenza dell’asilo lo espone ad infezioni provocando un lieve abbassamento delle difese immunitarie, facilitandone la ricaduta

b) una predisposizione individuale allergica o a sviluppare asma bronchiale

La bronchiolite determina una maggior predisposizione alle bronchiti asmatiformi?

La tematica è abbastanza complessa ed ancora non chiara. Certamente non si può definire che la bronchiolite renda i polmoni più “fragili” alle successive infezioni. Probabilmente il bambino presentava già una predisposizione individuale e la bronchiolite è stata la prima manifestazione di sintomi respiratori dopo il contatto con un agente infettivo virale

Un distress respiratorio alla nascita può determinare un rischio aumentato di infezioni respiratorie?

Certamente vanno analizzate attentamente le cause di un distress respiratorio alla nascita e la possibilità che questo evento sia in realtà il primo segno di una patologia sottostante. Ma l’associazione non è strettamente correlata e i due fattori possono essere completamente indipendenti.

Se mio figlio ha avuto alcune bronchiti, è necessario programmare accertamenti?

Gli accertamenti specifici per bambini che soffrono di bronchiti sono molti e vanno programmati con metodo solo dopo aver analizzato con attenzione la storia specifica di ogni paziente. Spesso non è necessario eseguire accertamenti fino al raggiungimento dell’età scolare e comunque prima bisogna provare ad ottenere il benessere clinico.

Devo togliere il latte a mio figlio se soffre di bronchiti asmatiformi?

No, non è necessario togliere il latte. Solo in rarissimi casi e comunque dopo aver accertato la sensibilizzazione allergica specifica, si può decidere se sia necessaria una modifica dietetica.

I farmaci cortisoni per l’asma nel bambino fanno male?

Dagli studi fino ad oggi pubblicati risulta che il cortisonico inalatorio indicato per il trattamento dell’asma pediatrico non abbia significativi effetti sulla crescita finale del soggetto in età adulta. Inoltre non sono segnalate problematiche sullo sviluppo osseo o problemi pressori. Pur rimanendo corretto il pensiero di fondo di cercare sempre “la minor terapia per il massimo beneficio” a volte il trattamento di fondo a basso dosaggio permette di evitare l’utilizzo di molti più farmaci.

I laringospasmi ricorrenti sono legati alle allergie?

La tosse abbaiante (tosse da foca) è spesso il principale sintomi di un laringospasmo. Nella maggior parte dei casi questo sintomo non è di origine allergica, ma è dovuto ad uno stato infiammatorio del laringe legato ad un’infezione virale. E’ molto comune nei bambini che vanno all’asilo. Può essere accentuata dall’aria secca dovuta ai riscaldamenti. Nei casi più gravi e ricorrenti, vanno ricercate altre possibili cause. In genere migliora con il passare degli anni e si risolve dopo i quattro-cinque anni.

Se mio figlio è allergico ai pollini cosa può risultare utile fare?

I pollini sono dei minuscoli granellini rilasciati dalle piante che in alcuni periodi dell’anno si muovono liberamente nell’aria e creano disturbi nella salute dei bambini allergici. In tutto il periodo primaverile la concentrazione di pollini cresce soprattutto nelle giornate calde, assolate e ventose. Ovviamente i pollini aumentano in mezzo al verde o in alcune situazioni particolari come col taglio dell’erba del prato. Vi sono alcune piccole norme che possono ridurre la ricorrenza dei sintomi nei bambini allergici:

  1. Evitare l’esposizione al fumo di sigaretta, polveri e pelo di animali.
  2. In vacanza è meglio andare in alta montagna o al mare.
  3. Evitare gite in campagna nelle ore mattutine, soprattutto se vi è molto vento.
  4. Non tagliare l’erba del prato con vicino vostro figlio

Mio figlio è stato definito "iperreattivo bronchiale". E' indicato sospendere la terapia in estate?

I bambini con iperreattività bronchiale possono avere diversi fattori che innescano la comparsa dei sintomi simil-asmatici (detti “triggers”), tra questi vanno sicuramente citati: fattori allergici, ambientali, infettivi etc… Nel bambino piccolo però gli insulti infettivi virali sono sicuramente responsabili di molte riacutizzazioni. Durante l’estate pertanto il rischio di riacutizzazione si riduce notevolmente e per molti bambini è possibile provare a ridurre o sospendere la terapia di fondo. Attenzione però perché questo va concordato con il proprio pediatra curante per evitare un peggioramento clinico improvviso. 

  

Cosa mangiamo può migliorare l’asma?

Sono certo che tutti i pediatri sostengono che una sana e corretta alimentazione sia estremamente importante per il corpo e la mente dei bambini. D’altronde il famoso detto “Siamo ciò che mangiamo” non è casuale. Innanzitutto la corretta alimentazione nei bambini permette l’apporto di tutti gli alimenti di cui un piccolo corpo in crescita ha bisogno ed evita, se associata ad una vita non sedentaria, situazioni di sovrappeso o obesità. Queste ultime condizioni è ben noto che peggiorano l’andamento dell’asma e possono aggravarne i sintomi, riducendo inoltre la risposta alla terapia assunta. Alla luce di ciò è importante che i bambini asmatici mangino bene e facciano attività fisica motoria, obiettivi che possono essere raggiunti da una stretta collaborazione tra famiglia e pediatra pneumologo che dovrà impostare al meglio la terapia corretta. Al sostegno di quanto detto sulla correlazione tra cibo ed asma, un recente lavoro scientifico australiano ha dimostrato che un pasto ricco di fibre permette di ridurre lo stato di infiammazione misurata sulle secrezioni bronchiali di soggetti asmatici. Per concludere ritengo che garantire una corretta alimentazione per i nostri bambini sia un obiettivo comune che va condiviso dai pediatri, le famiglie e gli operatori scolastici.

  

Il gatto o il cane possono aumentare il rischio di asma nel bambino?

Rispondendo in poche righe al rapporto tra asma nei bambini e la presenza di animali domestici, è necessario prima di tutto distinguere due momenti diversi della vita del bambino:

a) l’esposizione dei bambini al pelo di animale nei primi anni di vita

b) la presenza di un gatto o un cane nella casa di un bambino asmatico allergico a questi animali

  • a) Per quanto riguarda il primo punto, nel mondo scientifico si è molto discussa la possibile diretta correlazione tra l’esposizione agli allergeni presenti sul pelo degli animali nei primi anni di vita e lo sviluppo di asma. Inizialmente sembrava che vi potesse essere una diretta connessione tra i due aspetti poi in altri lavori è stato riscontrato esattamente il contrario, ovvero che i bambini che fin da piccoli crescono con animali in casa possano prestare meno rischio di sviluppare asma. Se al momento però i dati per sostenere questo ultimo concetto sono ancora pochi, possiamo concludere che l’esposizione al pelo dei cani e gatti non costituisce un fattore di rischio per asma o rinite allergica nei nostri bambini.
  • b) Diversamente invece bisogna dire sul secondo aspetto trattato. La presenza di un gatto o un cane nella casa di un bambino asmatico allergico a questi animali certamente può peggiorarne i sintomi e determinare una maggior necessità di terapia. Se, dopo appropriati test allergici, sappiamo che nostro figlio è allergico al pelo di un animale (i più frequentemente testati sono il gatto, cane o cavallo) è necessario limitarne il più possibile il contatto e la condivisione degli ambienti. Qualora l’allontanamento sicuro dalla casa del nostro caro animale (per esempio spostandolo nella casa di un familiare – provate sempre con i “santi” nonni o zii) fosse veramente complicato, è consigliabile evitare l’accesso dell’animale negli spazi della casa maggiormente vissuti dal bambino (per esempio la camera da letto e la stanza dove passa la maggior parte delle sue giornate)